Il sacrificio della bellezza: pratiche beauty dolorose e pericolose nella storia
Il sacrificio della bellezza: in questo articolo vediamo alcune pratiche beauty dolorose e pericolose nella storia.
Il desiderio di aderire a canoni estetici idealizzati è una costante nella storia umana, spingendo le persone a sottoporsi a pratiche che oggi ci sembrano estreme, dolorose e persino letali.
Nelle cinque pratiche beauty che andremo a vedere, il proverbio “Chi bello vuole apparire, deve soffrire” è stato preso un po’ troppo alla lettera…
5. Rimozione dei peli con sostanze caustiche
La depilazione è una pratica antichissima: ritrovamenti archeologici dimostrano che fosse in voga già nella preistoria. Pare che venisse attuata con l’uso di conchiglie o denti di belve affilati, per prevenire il congelamento dei peli durante l’inverno.
Anche nell’Antica Roma (ma non solo), la rimozione dei peli superflui era considerata un segno di civiltà e igiene. Per farlo, si ricorreva a sostanze spesso aggressive:
- “Rma” (crema depilatoria medio orientale): Una miscela a base di orpimento (solfuro di arsenico, molto tossico) e calce caustica, usata per eliminare i peli dopo il bagno turco, chiaramente non priva di rischi di ustioni chimiche e avvelenamento. Potrebbe somigliare alla crema depilatoria che usiamo anche oggi, ma sicuramente era molto più rischiosa.
- Nel Medioevo, le donne anglosassoni usavano alzare l’attaccatura dei capelli sulla fronte per avere un aspetto intellettuale. Per farlo, usavano le pinzette e si staccavano i capelli uno ad uno.

4. Corsetti per silhouette estreme
La moda occidentale, in particolare tra il XVIII e il XIX secolo, rese il corsetto un indumento essenziale per ottenere la vita sottilissima e il corpo a “clessidra”. Mentre i corsetti moderni sono più flessibili, quelli dell’epoca erano rigidi e allacciati strettamente, spesso riducendo la circonferenza della vita a livelli innaturali. Secondo i canoni di bellezza del tempo infatti, la vita esteticamente perfetta era quella che aveva una circonferenza di 40 centimetri.
L’uso estremo di corsetti causava:
- Deformazione permanente delle costole e degli organi interni.
- Problemi respiratori e svenimenti frequenti dovuti alla compressione dei polmoni.
- Problemi digestivi e circolatori.

3. La bellezza degli occhi con la Belladonna
Nel Rinascimento, per rendere gli occhi più grandi, lucidi e per dilatare le pupille (che erano considerati segni di maggiore sensualità e bellezza) le donne utilizzavano gocce di un estratto vegetale chiamato Belladonna (Atropa belladonna).
La Belladonna è una sostanza altamente velenosa. Sebbene il suo effetto estetico fosse immediato, l’uso prolungato poteva portare a problemi di vista, allucinazioni, cecità e, a dosi elevate, era fatale.

2. Veleni e pigmenti tossici: il pallore fatale
A differenza dei canoni estetici occidentali attuali che vedono l’abbronzatura come segno di bellezza, in epoche passate (dall’Antica Roma all’Età Vittoriana) la pelle chiara era un segno di nobiltà e purezza, poiché indicava l’assenza di lavoro all’aperto. Per ottenere il pallore desiderato, le donne ricorrevano a cosmetici altamente tossici:
- Cipria al Piombo: Questa polvere per il viso donava un colorito bianco latte e, nel Settecento, veniva usata anche sui capelli per renderli bianchi. L’avvelenamento da piombo causava danni neurologici, paralisi, perdita di capelli, deturpazione della pelle e, in molti casi, la morte.
- Arsenico: Durante l’Età Vittoriana, si diffuse l’uso di pillole all’arsenico che, secondo la credenza, schiarivano la carnagione e miglioravano l’aspetto. Ovviamente, l’ingestione di arsenico portava a gravi problemi di salute, avvelenamento e morte.
- Mercurio: Utilizzato in creme e unguenti per schiarire la pelle e trattare le imperfezioni, il mercurio causava danni irreparabili al sistema nervoso e ai reni.

1. Il piede di loto cinese
Forse la pratica più nota e brutalmente dolorosa era la fasciatura dei piedi in Cina, che durò per circa un millennio. Dalla tenera tenera età, i piedi delle bambine venivano strettamente avvolti con bende per impedire loro di crescere normalmente. Le quattro dita più piccole venivano piegate sotto la pianta del piede, costringendo l’alluce e il tallone ad avvicinarsi e inarcando il collo del piede.
Il risultato era un “piede di loto” di pochi centimetri (l’ideale era circa 8 cm), considerato l’apice della bellezza e un requisito essenziale per un matrimonio vantaggioso. Questa deformazione artificiale causava dolori atroci, infezioni e rendeva la deambulazione estremamente difficile, rendendo le donne in pratica disabili, ma simbolo di uno status sociale elevato che non richiedeva lavoro manuale.
La pratica fu abolita ufficialmente da un decreto imperiale del 1902, ma ci vollero almeno 50 anni per farla scomparire gradualmente. Il popolo, infatti, fece molta resistenza al cambiamento delle usanze. E furono soprattutto gli strati più poveri della popolazione a continuare la pratica.


In conclusione
Queste pratiche storiche sottolineano quanto i canoni di bellezza, spesso imposti o idealizzati dalla società, possano spingere le persone a correre rischi enormi e a sopportare un dolore considerevole pur di conformarsi all’ideale del loro tempo.
Sicuramente, tra qualche decennio, si guarderà con lo stesso occhio critico alcune delle nostre usanze di bellezza. Ad esempio, sempre più ragazze giovani scelgono di non depilarsi e di non soffrire per la ceretta.
Ma si potrebbe parlare anche della numerose operazioni di chirurgia estetica che vengono eseguite da sedicenti medici e che mettono a rischio la vita delle persone che vi si sottopongono.
Qual è, secondo voi, la pratica più assurda che facciamo normalmente, ma che tra qualche decennio verrà additata come pratica “strana” e “scioccante”?




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